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Lecce: allarmante il tasso di obesità nei bambini PDF Stampa E-mail
Scritto da Leda Cesari   

bomboloI leccesi imparano l’arte di essere leccesi fin da bambini. L’imprinting, d’altronde, è quello: con la macchina fin dove possibile, per esempio. Fin dentro casa, potendo. E per non far perdere ai pargoli la preziosa abitudine, i genitori fanno tutto quello che è in loro potere, compreso stressarsi oltremodo tutte le mattina per portarli a scuola, anche quando figli, a scuola, potrebbero arrivarci comodamente sulle proprie gambe. Risultato: i bambini più macchina-dipendenti di Puglia (73,4 per cento, a fronte di una percentuale regionale del 60 per cento). E spesso, quindi, bambini obesi.

Non che ovviamente il loro sovrappeso dipenda esclusivamente dall’avere genitori incapaci di concepire un figlio che va a scuola a piedi: tra le altre cause della non perfetta forma fisica dei piccoli leccesi, infatti – obesi nel 14 per cento dei casi, sovrappeso nel 24 per cento; sorte condivisa con molti altri coetanei di Puglia – c’è ad esempio la troppa televisione. Tre-quattro ore al giorno, e per  ammissione dei genitori. “Il che vuol dire che in realtà le ore sono molte, molte di più: un dato sconfortante”, avvertono le esperte del progetto “Okkio alla salute”, indagine sulle abitudini alimentari (e non solo) dei bambini della scuola primaria, ideata dal ministero della Salute e messo in atto dal Servizio Igiene degli Alimenti e della Nutrizione dell’Asl Lecce (Dipartimento di prevenzione) per porre appunto un argine all’obesità dilagante tra le nuove generazioni italiane.
E dato sconfortante, forse, è anche dire poco, visto che alla domanda “Oggi hai visto la televisione?”, posta a scuola – e dunque di mattina - hanno risposto sì metà dei bambini intervistati, tutti tra i 6 e i 10 anni (463 alunni per un campione di 23 classi della provincia). “Il che vuol dire guardare la televisione appena svegli, mentre si fa colazione”. Già, la colazione: viatico indispensabile per affrontare una giornata frenetica come quella di un bambino e, come dicono ormai universalmente gli studi al riguardo, per prevenire già nei bambini i fenomeni di obesità media o grave che comportano inevitabilmente, una volta adulti, malattie gravi come il diabete, i disturbi cardiovascolari, certi tumori. Idem dicasi per la merenda, che deve essere appropriata agli sforzi fisici e mentali di un bambino in età scolare, e soprattutto sana. Ma che spesso svicola da questo requisito, perché ad esempio non comprende una delle cinque razioni di frutta e verdura raccomandate dagli esperti. Per non parlare dell’attività fisica: un bambino su tre, a stare ai risultati dell’indagine, è totalmente inattivo. Non fa movimento, né in palestra né all’aperto, o per andare a scuola. E purtroppo, altro dato allarmante, non sempre le mamme hanno la percezione del rischio che corrono i figli: li vedono normopeso quando normopeso non sono, ad esempio, oppure non considerano le ore davanti ai videogiochi un’ipoteca seria nei confronti della loro salute (soprattutto nei casi in cui le madri non dispongano di un grado di istruzione particolarmente elevato).
Conclusione: molto va ancora fatto, in termini di prevenzione, per assicurare uno sviluppo psicofisico armonico e un futuro di buona salute ai bambini pugliesi. E in generale meridionali, dice il quadro complessivo dello studio: forse perché al Sud siamo ancora sensibili all’antico luogo comune “grasso, quindi sano”. L’indagine è stata completata grazie agli sforzi dei dottori Roberto Carlà (direttore Sian Area Nord) e Giuseppe Longo (Area Sud), dei medici Fernanda Mazzeo, Silvana Fusco e Raffaele Stasi, dei dietisti Daniela Lezzi, Pina Pacella e Giuseppe Nuccio, degli infermieri professionali Anna Russo e Luciana Nuccio (e per l’Ufficio scolastico provinciale da Raffaele Cacchione).

 

(Nuovo Quotidiano di Puglia)

 
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