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Anche il ‘rudere’ racconta una storia che necessita di rispetto. E’, infatti, come il “vecchio” che curvo dal peso degli anni, accompagnato dal suo bastone, racconta ai nipoti le sue giovanili avventure ed il rudere “Torre Uluzzo”, con i suoi 500 anni, ne ha di storie da raccontare, a partire dalla sua edificazione.
Uno degli episodi di torre d’avvistamento, attinente e similare, alla soluzione costruttiva, di torre Uluzzo, lo possiamo scoprire sulla litoranea di Nardò-Gallipoli, il suo nome è Torre Sabea. La natura aspra dell’area, con molta probabilità, non ha permesso l’approvvigionamento di materia prima, adatta per una buona costruzione subendo di conseguenza le mortificazioni inflitte nel tempo, dagli agenti atmosferici. La qualità della pietra utilizzata per Torre Uluzzo è simile a quella di Masseria Torre Nuova ed alle piccole cave che sono ubicate tra le due strutture. Torre Uluzzo, da rudere, ha pazientemente seguito e osservato le campagne di scavo che, dal 1961, gli studiosi hanno condotto nelle grotte di interesse preistorico racchiuse nel perimetro dell’omonima baia e le vicende del Parco. Il Parco ha, poi, reso ulteriormente famoso il rudere “Torre Uluzzo” e non c’è immagine o filmato che non l’abbia immortalata, tra le altre, “Uluzzo” è il termine locale per indicare l’asfodelo, pianta dai frutti simili a capsule tondeggianti, cara agli antichi greci in quanto consideravano i prati di asfodelo il soggiorno dei morti. Purtroppo, si è constatato che, le forti piogge hanno dilavato la terra e i già precari materiali leganti contribuendo alla disgregazione delle pietre. Il rudere corre, un grosso rischio, quello di crollare definitivamente, scomparendo da una delle più suggestive e splendide cornici del nostro immenso parco. Auspichiamo, perciò, prima della bella stagione, che gli uffici comunali di riferimento si attivino comunicando quanto prima, alla Sovrintendenza, un riconsolidamento “a rudere” della struttura, perché non vada perso un elemento antropico di riferimento come Torre Uluzzo, d’importanza paesaggistica , segno riconoscibile e premessa antropica, dell’intera meravigliosa baia naturale.
“Osservatorio sulla città” Vittorio Marras Paolo Marzano
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