|
Nestore da buon Paladino dell'Ambiente, ascolta sempre le richieste di chi ha bisogno di aiuto, è nella sua indole non può farne a meno. Ascoltate l' S.O.S. lanciato dalla libreria "I Volatori" che da anni, nel cuore della Città di Nardò ha svolto un'intensa attività culturale. C'è il reale rischio che questa bella realtà scompaia.
Caro amico ti scrivo per chiedere il tuo aiuto. Non è uno scherzo, non è una catena. Non è neanche pubblicità elettorale. E' per una questione legata alla sopravvienza della libreria che ho deciso di lanciare un s.o.s., in questo mare aperto che è diventato il centro storico di questa città, la mia meravigliosa città, che da due decenni ormai sembra completamente alla deriva.
Secondo il mio modesto avviso, infatti, questo che stiamo vivendo è il punto più basso mai raggiunto da Nardò nella sua storia repubblicana. Chi ricorda la Nardò degli anni 70 e 80 (il suo fermento culturale, politico, sportivo, la sua economia, i negozi, i cinema, le radio libere, i campetti di via XXV luglio, un certo grado di civiltà, la sua vivibilità) sa di cosa sto parlando.
Ora questa città non sembra una città. I motivi di questo declino sono molteplici. Sbaglia chi attribuisce unicamente alla crisi della politica e al conseguente scadimento generale del livello degli amministratori e dei governanti la causa di un fenomeno che assomiglia ad una malattia degenerativa. La Malattia c'è e a diagnosticarla sono le persone (mi ci metto dentro, scusate l'immodestia, da laureato e studioso di scienze politiche) che guardano i fatti con il dovuto disincanto professionale e il doloroso conforto dell'esperienza. Ma si può guarire. Ci sono segnali evidenti, quasi tutti provenienti dal basso e qualcuno dall'alto, che manifestano la presenza di una realtà sana che vuole vivere in un posto tranquillo, altrettanto sano, dove si respira un'aria di impegno, di sollecitazioni culturali, di scambio di idee, di confronto, di crescita, di arricchimento reciproco, di solidarietà, di partecipazione. Non è utopia. E' una cosa solare, lampante. Basta saper guardare dal giusto angolo visuale. Basta togliersi dagli occhi le lenti deformanti dell'apatia, nella rassegnazione, della neghittosità. Questo mondo c'è. Non è necessario inventarlo. Basta solo abitarlo. C'è. Ve lo dico io che l'ho visto perchè faccio il libraio. Lo vedo direttamente per i discorsi che sento fare da alcune persone nel mio luogo di lavoro; lo immagino per le notizie di seconda mano che mi riferiscono. Questo mondo c'è ma il problema è che in questo periodo storico è come un fiume sotterraneo. Non emerge, se non occasionalmente. Perchè non ha molte occasioni per farlo.
Ecco: la mia libreria, forse, nel suo piccolo, in una saletta che sembra più una nicchia che una stanza, in una saletta che è di colore verde non a caso (un segreto svelato) una piccola rappresentanza di questo mondo si incontra. Ed è qui, dopo questa premessa, che sembra il solito mio pippone indigesto e farneticante, che si aggancia il discorso della richiesta d'aiuto.
Ve lo chiedo e ve lo chiederò senza vergogna come ho sempre fatto. Senza nessuna maschera e con l'umiltà e la dignità di chi sa di essere una piccola goccia, un piccolo fante dell'esercito della cultura, uno gnomo dell'impresa culturale. Siete pronti? Aiutatemi a salvare la libreria. Ve lo dico perchè la libreria sta nel centro storico e il centro storico da anni è interessato da un intervento che sarà fondamentale, indispensabile, epocale, tutto quello che volete. Ma intanto sta producendo un risultato che è sotto gli occhi di tutti: il vuoto.
Basta parlare con i colleghi commercianti che ancora resistono per sentire sempre la stessa canzone: "non ce la facciamo più". Ed è vero. Non se ne può più. E non se può più perchè (crisi economica generale e chiusura della ex pretura/tribunale) non c'è più gente che circola nel centro storico.
E' così. Non si vede più anima viva.
E come si fa del resto a passare nel centro storico. Per fare cosa? Per andare dove? E soprattutto per andare "come", visto il numero di ostacoli, trincee, scavi, reti, auto parcheggiate in ogni dove anche dove non è possibile (vedi piazza delle erbe, ormai ridotta ad una massa informe di lamiere)? Nessuno dice che i lavori non andavano fatti. Questo sia chiaro, ancora una volta. Però, forse, nei tempi stabiliti e poi ci voleva un po' di programmazione, di comunicazione tra ente e soggetti che nel centro storico vivono o lavorano. O vivono e lavorano insieme. Pensate a quello che è successo qui in via Pellettieri: una settimana prima (solo una settimana prima dell'inizio) sono venuti a comunicarci: "tra qualche giorno si comincia". Ma va bene, abbiamo detto, basta che sia l'ultimo sacrificio. Intanto però bisogna fare cassa, per sopravvivere. Non è facile. Qui è tutto difficile: dai corrieri che non sanno come consegnare, ai clienti che non sanno più come arrivare in libreria. Del resto la situazione è così problematica che uno si chiede: ma perchè uno dovrebbe attraversare ostacoli, scavalcare fosse, infilarsi dietro le reti, sporcarsi le scarpe di fango, compiere di fatto un impresa pur di entrare da me e acquistare un libro? Già, perchè. Ecco io vi chiedo di farlo, se potete. Altrimenti si deve sbaraccare. Con il cuore a pezzi.
il vostro libraio Angelo.
|