La Francia intera è sconvolta dal documentario mandato in onda dall'emittente televisiva d'oltralpe France 3. Rifiuti speciali pericolosi utilizzati per realizzare stadi, strade e parcheggi. L'inchiesta, firmata dai giornalisti Emmanuel Amara e Romain Icard, denuncia per la prima volta pubblicamente come le scorie pericolose siano state utilizzate per realizzare opere infrastrutturali, delle quali tra l'altro la Francia va fiera. Nel documentario vengono riprese alcune passate inchieste giornalistiche, vengono messi assieme i dati di circa 80 siti, soprattutto per quanto riguarda il massiccio utilizzo di materiali di scarto delle miniere di uranio per realizzare terrapieni, strade e parcheggi e quant'altro.
Un vero e proprio smaltimento a costo zero di materiali e detriti, definiti "sterili" sulla relativa documentazione, ma ovviamente niente affatto innocui. I detriti cosiddetti "sterili" sono quelli a basso contenuto di uranio, scartati perché non utili all'industria nucleare, ma con l'accumulo in anni e anni di costruzioni, stanno procurando un danno sanitario che inizia ad assumere una notevole gravità.
In Francia esiste un unico laboratorio indipendente che si occupa di ricerca e informazione sulla radioattività, il CRIIRAD, che ha denunciato già da un paio di anni alle autorità e all'opinione pubblica l'esistenza di aree con una radioattività anche 60-100 volte superiore a quella naturale. Nel marzo del 2007, il CRIIRAD ha pubblicato un primo rapporto, nel quale si stimava un totale di circa 225.000 tonnellate di materiali di scarto dell'industria statale Cogema (Compagnia Generale delle materie radioattive), sotterrati nell'area dello stadio nella cittadina di Gueugnon, in Borgogna. La denuncia suscitò una grande sorpresa e lanciò allarme tra gli abitanti. Esistono quasi un centinaio di casi analoghi in tutta la Francia. Per trent’anni un segreto di Stato ha coperto i gravi danni all'ambiente ed alla salute dei francesi. Gli unici a sapere, oltre i dirigenti statali, erano i lavoratori. Ha destato impressione, nel documentario, l'intervista a Jules Rameau, impiegato nell'officina di trattamento dell'uranio dal 1955 al 1980: "L'uranio", racconta l'uomo", arrivava in forma di pietre dalla cava e qui veniva frantumato. Successivamente, una macchina lo filtrava. Tutto ciò che era acqua e sabbia è stato portato qui. Vedete lo stadio? Il terrapieno è stato costruito con lo sterile".
I numeri sono preoccupanti: dal 1946 in poi, sul territorio francese sono state sfruttate circa 210 miniere di uranio per fornire materia prima alle centrali nucleari e per la fabbricazione di armi nucleari. A patire il costo ambientale e sanitario sono gli abitanti dei 25 dipartimenti coinvolti. Dal 1999, ma se ipotizza anche prima, è stata tralasciata ogni forma di controllo sulle scorie radioattive prodotte nella filiera nucleare, per non parlare dei controlli sanitari sui minatori che in gran parte sono deceduti precocemente per malattie legate all'estrazione e all'esposizione alla radioattività.
Le aziende statali francesi, prima di tutto l'Areva, non si assumono le responsabilità della situazione, negando la pericolosità di queste aree, ignorando lo studio dell'Istituto di Radioprotezione e sicurezza nucleare (IRSN) che afferma come prolungate esposizioni a basse dosi di radioattività, possano creare nella popolazione problemi ai reni, di respirazione, di comportamento, di alimentazione e di riproduzione.
In imbarazzo è l'ASN, cioè l'Agenzia Nucleare di Stato, che è incaricata di fare i controlli su tutti gli aspetti del nucleare, compresi la protezione della popolazione e la loro informazione. Il suo presidente, in carica da oltre 15 anni, ritiene non vi sia alcun motivo di timore. Dal documentario shock mandato in onda, emerge il fatto che in tema di nucleare i pericoli nascono dall'assenza di trasparenza. Il pensiero corre inevitabilmente all'Italia, dove si sta avvicinando al nucleare con un atteggiamento da sprovveduti da parte dello Stato, dove prima ancora della costruzione della filiera già è stato imposto il segreto di Stato sui siti.
Il nucleare in Francia è stato trattato come una questione riservata alle alte sfere dello Stato, ma in cima non troviamo l'Eliseo o il Parlamento, ma sempre l'Areva. Cioè, l'industria nucleare è stata trattata politicamente come qualcosa che non può avere alcun ostacolo, un terreno sostanzialmente coperto dal segreto e dagli interessi statali e delle grandi aziende energetiche. In pratica, ad essere assente, è stata la responsabilità sociale di questo settore. Questo dovrebbe far riflettere non solo i francesi, ma anche noi italiani. Meglio oggi, e non tra 15 o 20 anni, quando le centrali nucleari saranno in produzione.